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Falluja
In citta' c'e' un silenzio carico di rumori,
per le vie deserte, sotto il sole a picco,
tra le macerie, a gruppi le jene vagano
nervose, cercano, scavano, frugano,
invano ...
Si e' placato il cielo da tempo e ormai
piu' non cadono le pioggie bianche
che accecano al solo guardarle e che
tutto bruciano, sino all'osso, e nemmeno
le saette fulminanti, che tutto devastano,
e ne' tuoni apocalittici piu' si odono,
invano ...
Inatteso, piano piano, e' tornato
a spirare il vento del deserto,
e' tornato, soffia con vigore,
su ceneri e braci, che attizza,
e inquieti, dal silenzio all'improvviso
si destano i morti, e ritornano
gli spiriti dei morti,
di quelli morti durante l'apocalisse,
scatenata sulla citta' dai signori delle tenebre
invano ...
E inquieti dal silenzio, all'improvviso,
si appostano e attendono, gli spiriti,
attendono nell'ombra, nella calura
Ecco arrivano le jene, a gruppi,
sbavano con riso stolto e li precede
di gran lunga il loro fetore e la paura
E di colpo il silenzio si fa infinito
ed esse rabbrividiscono di colpo,
e la bocca si secca nell'arsura
qualcuna sente delle campane lontane,
qualcuna dei canti raggelanti
di voci cupe e tristi quanto la morte
come dei pianti distanti
come di presenze inquietanti
E la paura nel cor si fa piu' forte
Ed eccola infatti la morte, la signora
arriva fischiando e' veloce, un istante
un bagliore, uno scoppio, e' la sorte
e restano, per terra i brandelli fumanti ...
In citta' c'e' un silenzio carico di rumori
e' la morte, che canta, e' la morte,
tremate o Signori delle tenebre
per voi e per le vostre jene
che' in citta' si muore ancora!
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